Personaggi di Urla Soffocate

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CELAENA

“Ombra rossa ramata come il crepuscolo tra le fronde del Davokar”

Celaena è un changeling cresciuto nella tribù barbara degli Yedesa, figlia dell’attuale capoclan. La madre è morta di parto, ma lei non ne ha mai sentito realmente la mancanza, non avendola mai conosciuta. Durante l’infanzia era invece molto legata al padre, che dalla morte della moglie riversava tutto il suo amore sull’unica figlia, e la istruiva sperando che gli sarebbe succeduta come capotribù, insegnandole sia a combattere, soprattutto con l’arco, essendo l’arma che la ragazza prediligeva, sia fornendole tutte le nozioni che poteva sulla storia del Davokar, sugli antichi artefatti di Symbaorum che potevano essere trovati nelle sue profondità, sulle lingue delle varie razze che lo popolavano e su qualsiasi altro argomento che pensava le sarebbe stato utile.

A dodici anni inizia a sviluppare tratti elfici, riesce a nasconderli per un breve periodo (il padre attribuiva la sua stranezza semplicemente all’adolescenza), ma presto la sua vera natura diviene chiara a tutti. Non viene cacciata di casa, ma lei, già sconvolta per tutti i cambiamenti che stanno avvenendo, non riesce più a sopportare il disprezzo con cui era trattata (il padre si rifiutava di vederla, Celaena era arrivata al punto di andarlo a cercare per scusarsi di essere un changeling, pur di parlargli) e, dopo averlo sentito chiedersi cosa avesse sbagliato per meritare una figlia del genere, decide di scappare. Passa giorni cercando di sopravvivere nella foresta, finché non incontra un uomo ambriano, Hollar, che dopo essere stato quasi colpito da una delle frecce della ragazza decide di prenderla con sé. Lui e la moglie, Eilonwy, una guaritrice da cui Celaena imparerà i rudimenti di quest’arte, vivono in un piccolo villaggio ai confini del Davokar.

La loro è una minuscola comunità formata da emarginati sia ambriani che barbari, e addirittura da un altro changeling. Celaena qui riprende a vivere una vita normale, anche se molto diversa da quella precedente, ma scoprire la sua vera natura le ha aperto molti interrogativi: vorrebbe conoscere gli elfi, e soprattutto i suoi veri genitori, vorrebbe sapere se si ricordano di lei, e capire perché gli elfi rapiscono i bambini umani per sostituirli con i loro. Vorrebbe viaggiare nel Davokar, perché crede che solo lì troverà le risposte che cerca, e vorrebbe riuscire a parlare con Aloéna. È in questo periodo che trova un piccolo di corvo, Kerah, a cui si affezionerà tantissimo e che terrà sempre con se. A diciottanni torna al villaggio dopo aver passato un paio di giorni fuori a caccia e lo trova distrutto da alcuni mostri usciti dal Davokar oscuro. Tutti i suoi abitanti sono stati uccisi.

Decide di recarsi a Karvosti, bramando risposte e vendetta, che può trovare solo viaggiando. Sicuramente nella città troverà un gruppo a cui aggregarsi per l’esplorazione del Davokar.

 

LEAF

“Ombra verde scuro come le chiome del Davokar, e azzurro grigio come il suo cielo”

Figlio di nessuno, Leaf, venne trovato in fasce nel Davokar Chiaro da Hanok, stregone di un piccolo agglomerato barbaro vicino Karvosti. Hanok lasciò il bambino molto libero, permettendogli di apprendere i principi della sopravvivenza dalla foresta. Piuttosto  precoce, Leaf mostrò i primi tratti elfici intorno ai 16 anni. Capendo che la magia scorreva potente del sangue del ragazzo, Hanok gli permise di osservare i suoi incantesimi, pur senza insegnarglieli.

Quando ebbe 18 anni di età, percependo il pericolo nell’aria, gli insegnò un unico incantesimo e poi, in una notte di caccia, un’orda di uomini selvaggi e strane creature del Davokar Oscuro attaccarono le poche capanne del villaggio, distruggendo tutto e sterminando gli abitanti. Oramai solo Leaf vagò per i villaggi vicino Karvosti, lavorando come cacciatore.

A 22 anni prese la decisione di cercare un’avventura da compiere, magari per vendicare il padre adottivo e scoprire cosa realmente aveva attaccato il villaggio.

INDIS

“Ombra argentea come le mie lame, con sfumature rosso sangue”

Changeling femmina di nome Indis, nata nella vecchia Nazione, e cresciuta a Yndaros, figlia di un locandiere ambriano. Di famiglia numerosa, appena mostrati i primi segni elfici venne cacciata di casa, finendo nel campo profughi vicino. Iniziò a rubare e ad accettare piccoli lavoretti per vivere, sviluppando così una eccellente furtività.

A 21 anni, ascoltando un discorso tra un gruppo di barbari, scoprì l’esistenza di una comunità elfica ambriana, presso Forte Cardo, e si mise così in viaggio, incuriosita dal trovare e parlare con suoi simili. Arrivata lì venne accolta normalmente data l’apertura mentale della comunità, dove imparò le basi di storia, alchimia e botanica.

Fece qualche spedizione nel Davokar Chiaro insieme ad altri elfi e changeling, ed infine decise di intraprendere un viaggio da sola, all’età di 25 anni, incuriosita ancora dalle antichità delle foreste. Dirigendosi verso nord-ovest, arrivò infine a Karvosti.

RUDARCO

“Ombra color del ferro puro, scuro come la fine, e brillante come la fede”

Il piccolo Rudarco era un ragazzo molto buono ed amabile, figlio di una nobile casata ambriana, ed amava giocare con il suo amico Demen. Un giorno però dei banditi arrivarono nella sua villa per derubare la famiglia, e per farlo chiusero Demen nel forno. Rudarco ne sentì i lamenti strazianti, senza poter fare nulla poiché i briganti erano tanti ed armati. Da quel giorno decise di intraprendere la via della Chiesa, poiché sapeva che in quel modo avrebbe potuto trovare e giudicare quei mostri.

Purtroppo le sue abilità di Teurgo erano davvero scarse, e non riusciva ad evocare nemmeno un singolo miracolo. Così si allenò e studiò molto le sacre scritture, divenendo così Inquisitore. Durante il suo cammino trovò uno dei banditi che uccisero Demen. Inutile dire che lo condannò al rogo, facendolo prima torturare per tre giorni e tre notti, ottenendo preziose informazioni: il resto del suo gruppo erano entrati nei boschi ed era arrivato il momento di andarli a cercare…

XAIDAN

 

“Ombra color argento come la sua lama, tinta di rosso-porpora”

Il logorante conflitto contro i Signori Oscuri avrebbe visto il suo tramonto nei prossimi quattro anni, un tempo poco adatto per venire al mondo. Fu così che l’ambriano Xaidan nacque in uno dei momenti storici più odiati e temuti dalla sua stessa gente: nient’altro che un orfano di guerra rinvenuto sotto due cadaveri da un giovane mistico Magistro del Maestro Malliano.

Il ragazzo crebbe nel circolo dei maghi della nuova capitale Yndaros, presso le torri dell’Ordo Magica, nelle quali si rinchiuse letteralmente in uno studio quasi ossessivo di tutto ciò che i suoi giovani compagni studenti ignoravano: passava il suo tempo da novizio a compiere i suoi doveri accademici e, nei ritagli di tempo, ad elaborare le sue teorie e speculazioni sugli aspetti più oscuri e pericolosi della foresta del Davokar. Xaidan sarebbe annegato nella sua stessa ossessione se non fosse stato per una giovane serva, Elaisa, un’elfa Changeling, che presto divenne sua amica e la sua sola vera distrazione. Il giovane si trovò fin da subito a suo agio nell’apprendere i fondamenti della dottrina del maestro Malliano, il Principio della Dualità, dalla quale cominciò a sviluppare una propria filosofia di vita, basata sul concetto di ‘equilibrio’ e sul corretto e costante rapporto fra ciò che è definito ‘bene’ e ‘male’ dalla società ambriana, come fossero le due facce della stessa medaglia; un continuo approfondimento della fede, della magia e della conoscenza, unita alla pericolosa ricerca dei tabù degli stessi ambriani. Ma tutto questo non poteva realizzarsi tra i libri consumati e le menti limitate che circondavano il giovane apprendista. Xaidan avrebbe lasciato la sua casa pur di soddisfare la sua volontà ardente. 

Salutati il suo mentore e la sua cara amica, il giovane mise piede in quel vasto spazio che fino ad allora aveva osservato da lunghe e strette finestre. Quel giorno, attraversando la Piazza del Trionfo, assistette per la prima volta ad un’esecuzione da parte del boia Ripe. In quell’istante fu colto dalla consapevolezza della legge suprema che domina il mondo esterno: solo i più forti sopravvivono. Lasciata la capitale, si diresse verso i monti del Nuovo Beretor ad est, abitati dai coloni ambriani. Trovandosi a suo agio all’interno di comunità distaccate dai rigidi principi dell’impero, lavorò in squadre d’esplorazione, così da mantenersi e, soprattutto, acquistare uno spadone da boia, rimasto impresso nella sua mente dal giorno dell’esecuzione. Da quel momento Xaidan si dedicò ad un rigido addestramento autodidatta nelle tecniche di scherma, momenti ideali per dar sfogo ai suoi pensieri: il ricordo della promessa di tornare da Elaisa, la presenza del suo potere interiore, una fiamma distruttiva che potrebbe portarlo sulla via della corruzione, e la consapevolezza che il suo volere lo condurrà sulla via delle tenebre, verso le profondità di Symbar, la Madre dell’Oscurità.

Ora Xaidan continua il suo cammino; lascia le montagne ad est alla volta di Karvosti, assoldato come mercenario da una carovana di mercanti, affrontando il viaggio verso la capitale della civiltà barbara…