L’Occhio di Sar’hen

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Le grandi porte si apriranno a coloro che avranno l’ardire di ritrovare l’antico sentiero…

Le grandi volte si innalzeranno per coloro che avranno l’ardire di guardare in alto…

Le grandi pianure si prostreranno per coloro che avranno la forza di guidarle…

La pioggia cadeva incessante oramai da giorni e della carovana nemmeno l’ombra. Nar aveva saputo che quella carrozza poco scortata avrebbe viaggiato lungo le strade del Davokar e Lancer era certo che trasportassero le Pergamene del Quarto Sigillo. Rotoli antichi, ritrovati nel Davokar che avrebbero dipanato una parte dell’antico segreto che avvolgeva Kraal il Grande, il Sar’hen ed il potere che gli ruotava intorno.

Krug’nir e Archer avevano predisposto un piccolo campo con l’unica tenda ancora rimastagli, mentre i due tessitori della magia stavano armando le punte delle loro dita con gli incantesimi migliori. Doveva essere fatto un lavoro pulito, veloce e senza esitazione perché oltre a trovarsi in un luogo proibito a coloro che non avevano talleri a sufficienza per varcarne i confini, non avevano nemmeno più cibo nello stomaco da permettergli una sfida protratta nel tempo.

All’alba del quarto giorno nella foresta, giunsero i rumori tanto attesi. Archer si era appostato poco distante per individuare posizione e quantità di nemici per l’agognato obiettivo. Con suo disappunto contò troppe guardie per affrontarle insieme a Krug’nir ed a stomaco vuoto e forse un attacco di sorpresa avrebbe reso tutto più facile.

Il salto fu breve e Krug’nir altrettanto veloce a tagliare le corde che tenevano tesa la tenda sui quattro rami. Lancer e Nar però non furono abbastanza pronti e la caduta della tenda sopra le loro teste con le relative grida di stupore e panico misero la carovana oramai vicina a sufficienza da udirli, in allerta ad armi spiegate.

La battaglia divenne inevitabile, le Guardie Scelte intimarono l’alt al mago sgattaiolato fuori dalla tenda ed allo spadaccino che aveva già imbracciato le armi ma nessuno dei due sembrò seguire l’ordine. Le lunghe armi delle guardie saettarono verso l’uomo che con due rapidi movimenti le evitò. Il mago iniziò quasi istintivamente a cantilenare una vecchia nenia. Gli altri due uscirono allo scoperto, videro le otto guardie più l’enorme carrozza blindata ed il pensiero che altre ve ne fossero all’interno non tardò a paventarsi nelle loro menti. Il Guercio iniziò così a chiedere il Favore del Fuoco mentre il compagno osservava la nera foresta alle sue spalle, quando lo stregone ed il mago terminarono i loro strani riti, lingue di fuoco saettarono nella direzione del guerriero tagliando fuori le guardie con alte mura roventi.

Con il diversivo creato, la foresta fu per loro tomba e salvezza nello stesso attimo. Una corsa e perdifiato tra rami, fango, putridi vapori e rumori funesti finché oltre il loro cuore, non vi era più niente di famigliare o riconoscibile.

Il Davokar li aveva divorati, il Davokar li aveva salvati.

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