Il richiamo del Davokar

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La morte ti accompagna… Come l’Ombra che ti segue sempre…

La città di Karvosti si svegliò in fermento quella mattina: tutti si stavano preparando all’incontro annuale dei capoclan barbari che si sarebbe svolto da lì a poche settimane. Ogni giorno arrivavano nuove carovane e famiglie, pronte ad allestire mercatini, taverne e librerie itineranti, mentre la città veniva abbellita con decori di stoffa colorata, resa ancora più sfavillante da rituali stregoneschi preparati apposta per l’occasione. Forte era anche il malcontento tra i pellegrini ambriani, stabilitisi vicino al Tempio del Sole, che tolleravano poco la cultura barbara e il loro chiassoso rinnegare la Potenza e la Verità di Prios. Quasi per ripicca i teurghi ambriani organizzavano ogni giorno piccoli cortei religiosi, i quali giravano per la città cantando gli inni sacri del Dio Sole, disturbando così i preparativi del Grande Incontro.

Era di nuovo arrivato quel momento del mese in cui Xaidan, Rudarco, Indis, Leaf e Celaena si ritrovavano senza l’ombra di un tallero, e a stento riuscirono a racimolare la colazione. I cinque si conoscevano già da più di un mese, e avevano trovato conveniente la presenza l’uno dell’altro, e in questo giorno si preparavano per un piccolo incarico di recupero. Lo sfregiato Edrafin, l’ufficioso responsabile del campo pellegrini a Karvosti offriva una discreta somma per ritrovare il piccolo gruppo di goblin che aveva mandato poco fuori città per recuperare qualche oggetto prezioso da vendere in vista dell’Incontro, ma mai più tornati. Edrafin si presentava come un uomo buono, grande di età, e dalle carni lacerate dalle vecchie guerre. La sua personalità entrava in forte contrasto con il suo orribile aspetto.

Il gruppo partì presto, un paio d’ore di viaggio fino al punto indicatogli da Edrafin. La foresta si muoveva calma, spinta dalla fredda brezza che colpiva in questo periodo il Davokar. Man mano che il sole si alzava, illuminando il verde paesaggio, diventava quasi piacevole camminare. Leaf conosceva molto bene la foresta, così come la maggior parte del gruppo, e sapeva bene che non bisognava mai abbassare la guardia, preparandosi così l’incantesimo migliore in caso di attacco di animali. Notarono tutti in effetti recenti segni di passaggio e movimento, per lo più da parte di bipedi. Queste zone venivano spesso depredate dai cercatori di tesori, e i Mantelli Neri cacciano spesso da questo versante del monte che regge Karvosti. A quanto pare un gruppo di liberi coloni aveva soggiornato da queste parti fino a non poco tempo fa. I segni di accampamento e focolari erano inconfondibili. Indis, Celaena e Xaidan si misero a cercare tra le comuni vecchie rovine che uscivano dal terreno di tutto il Davokar, e che in questo caso avevano dato riparo a poche famiglie di liberi coloni, quando un suono tra i cespugli interruppe la loro attenzione. Leaf e Rudarco presero le loro armi senza pensare, ed aspettarono che qualcosa uscisse fuori. Era un cane selvatico, e affamato, che annusava incuriosito la zona, in cerca di qualche avanzo o pezzo di pane sopravvissuto alla foresta. Scaricata la tensione, i cinque lo osservarono per un attimo, e una volta assodato che non c’era ragione di perder tempo tra queste vecchie rovine, continuarono fino al punto d’arrivo.

Superato un piccolo fiumiciattolo, arrivarono ad un altro vecchio accampamento, questa volta meglio organizzato: era stata fatta una piccola opera di disboscamento, aprendo l’area per la costruzione di piccole capanne in legno e fango. Nonostante fosse evidente che non c’era più nessuno da diverse settimane, il grande focolare al centro dello spiazzo era ancora caldo. Forse i goblin non erano troppo lontani. Nell’esplorare l’area Celaena notò qualcosa di strano: alla base degli alberi che limitavano l’area stavano crescendo dei funghi particolari, di un tipo che non dovrebbe trovarsi qui. Mentre rifletteva e cercava di ricordare le tante nozioni studiate, gli altri osservavano le piccole capanne di fango, ormai cadute su se stesse a causa delle intemperie, ma Rudarco, Leaf e Xaidan avevano una strana sensazione. Leaf era il primo a provare una strana sensazione di malessere. Indis invece riuscì a trovare diversi reagenti tossici con cui poter preparare le sue pozioni e veleni. Forse era l’unica che si poteva ritenere soddisfatta del viaggio. Celaena era lì che osservava il lungo e scuro fungo, quando finalmente si ricordò… sgranò gli occhi ed aveva difficoltà a deglutire: quella tipologia di fungo cresceva principalmente nei cimiteri, cibandosi delle tessine, escrementi e viscere rilasciate dai cadaveri, e rilasciando quindi una modesta quantità di spore alchemiche corrotte, provocando la Corruzione nell’ambiente circostante. Si girò per avvertire gli altri, solo per scoprire che anche loro avevano già intuito il problema: il cane selvatico che avevano incontrato prima era ora davanti a loro, ansimante e deforme.

Le grosse pustole violacee riflettevano la luce di mezzodì, e dai denti storti colava bava rabbiosa. Nonostante la sua carica iniziò senza preavviso, i cinque riuscirono a tenere a bada la bestia, ed il problema si risolse con un paio di frecce. Il sangue quasi esplose dalla creature, ammorbando l’aria di un odore acre. Adesso qualcos’altro si muoveva tra gli alberi.

Leaf levò la mano sopra la testa, e cinque delle sue frecce uscirono in tutta autonomia dalla faretra, sbrigandosi poi ad impugnare anche l’arco, così come fece anche Celaena, mentre Rudarco sganciava il suo mazzafrusto, Xaidan sguainava lo spadone, ed Indis impugnava il coltello. Tante zampe e tanti occhi si muovevano nell’ombra degli alberi appena fuori l’area disboscata. Bocche dentate facevano sgranocchiare le proprie zanne, mentre lentamente li circondavano. Il fetore di Corruzione riempiva i nasi dei cinque sventurati. Una tra le bestie uscì lentamente da davanti a loro: otto zampe lunghe e pelose toccavano lentamente il terrento, fino ad avanzare e mostrare i molteplici piccoli occhi scintillanti. Muoveva l’apparato dentato, e dei suoni sibilanti ne uscirono:

Andate viaa a  a  a…

Un suono uscì dalla bocca di Rudarco, provocato più dal fomento del momento che dalla paura. Un grido di battaglia, lo stesso che faceva quando si preparava ad eliminare la Corruzione in nome di Prios. Inutile dire che i giganteschi ragni apprezzarono poco il gesto. I numerosi esseri pelosi si gettarono alla carica, almeno due per ognuno di loro, e contemporaneamente le prime frecce fendevano l’aria. Le frecce di Leaf fluttuavano e scattavano in modo indipendente, mentre lui caricava il suo arco.

Per Indis poteva assomigliare ad una giornata come un altra, doveva sopravvivere anche oggi. Celaena dal fondo del gruppo cercava di coprire i compagni, ma in pochi attimi fu accerchiata. La rabbia di Xaidan lo infervorava, ma era da tanto che non combatteva, e questi ragni erano maledettamente veloci. Per ogni creatura che riusciva a colpire, un’altra gli si avventava contro facendolo cadere. Così sia lui che Indis provarono sulla pelle il corrosivo veleno dei ragni corrotti. Rudarco invece era infervorato, per lui non era solo una questione di sopravvivenza, loro DOVEVANO morire, e dovevano morire per mano SUA. Ne colpì uno così forte da farlo esplodere, schizzando le sue viscere e liquidi per molti metri intorno a loro, facendo così esperienza di qualcosa di più terribile del veleno, ingerendo sangue corrotto. Poteva sentire la sua stessa anima bruciare sotto l’effetto della corruzione, ma non era il momento di fermarsi, Xaidan era a terra, sotto uno dei ragni, ed Indis a malapena riusciva a tenere a bada le ondate che le arrivavano. Celaena si avvicinò velocemente per cercare di prestare il primo soccorso. Le frecce di Leaf partivano come una pioggia di ferro e legno, mettendo a dura prova la sua resistenza alla Corruzione. Mentre Rudarco eliminava le numerose deformità che attaccavano Xaidan, Celaena si avvicinò ad Indis, senza però riuscire a raggiungerla: numerosi ragni caricarono la spossata studiosa. non ce l’avrebbe fatta da sola, e tutti gli altri a malapena si erano accorti del suo spostamento. L’ansia cresceva, il respiro aumentava di intensità. Una quantità indefinita di zampe e zanne stavano per colpirla e lacerarla, ed i suoi compagni non si sarebbero nemmeno accorti della sua fine. Chiuse gli occhi. “Non voglio morire” pensò. Alzò la mano. “Non voglio morire”. Il corpo le bruciava, e la mano sembrava andarle a fuoco. “NON VOGLIO MORIRE!”. 

Un forte sibilo, ed un odore di bruciato furono le ultime cose che si sentirono prima della fine dello scontro. I ragni si allontanarono dal vecchio accampamento e cinque figure si stagliavano immobili in mezzo allo spiazzo.