Oltre il ghiaccio

  Posted on   by   No comments

Per giorni il freddo li aveva indeboliti e poco di quanto avevano recuperato dal kvez era rimasto nelle loro tasche e soprattutto nei loro stomaci. I rifugi di fortuna creati da Agymi, piccole feritoie sotto il duro strato di ghiaccio, avevano messo a dura prova sanità mentale e resistenza fisica di ognuno di loro con lo spitale ad  avere avuto la peggio. Febbricitante e pronto a lasciare questo mondo, fu tenuto in vita dalla compassione di Kalika, l’unica forse a capire l’utilità dell’uomo.

Nelle ultime ore, le scosse di terremoto furono fitte. Sciami di tremolii avevano spaccato il ghiaccio cedendo il passo ad un acqua fredda e tremendamente mortale. La nave cargo, spezzata letteralmente a metà e con la prua coricata su un lato portava i container ad un lento avvicinamento verso l’acqua mentre la poppa era saldamente orizzontale sulla terra ferma.

Gorazd e Agymi furono i primi a raggiungere le scalette d’ingresso. Kalika, Kryos ed un Sergei febbricitante sull’orlo della follia li seguirono a ruota. La donna si preoccupò di portare il medico in una zona sicura della nave, lontana dal freddo esterno e piccola abbastanza da poter mantenere il calore, i due balcani invece ispezionarono la prua.

Gorazd e Agymi stavano ispezionando i vecchi container attualmente raggiungibili, di quelli abbastanza grossi da contenere oggetti utili per sopravvivere. Non potevano immaginare da quanto tempo quelle navi fossero incagliate lì, ne cosa contenessero e l’avventatezza che contraddistingue un Balcano dei Clanner fu la risposta. Un forte boato mise in allarme Kryos che si gettò fuori dalla stanza dove stava accudendo, insieme a Kalika, lo Spitale.

Gorazd osservava l’orizzonte mentre l’amico si stava scrollando di dosso la puzza di metano bruciato mentre Kryos li raggiungeva di volata. L’esplosione di gas da decomposizione, unito ad una piccola scintilla per un vecchio meccanismo manuale ha divelto il portello, scagliato il balcano contro una delle pareti di ferro e riempito l’aria di un nauseabondo odore. L’interno, completamente andato. Individuato un nuovo cassone, il balcano ed il purgare, lo aprirono ed osservarono le rastrelliere ben ordinate e la macchina corazzata sul fondo. Tutto in ordine, ben organizzato, catalogato, ognuno con la sua etichetta incomprensibile con anche dei numeri sopra. Sorrisero più per il fatto che non capissero cosa realmente fossero quegli oggetti, almeno non l’autoblindo MPV o le armi da fuoco da collezione. Agymi però sapeva bene cosa fossero le armi nella teca che stava osservando e l’ascia che si stava legando sulla schiena avrebbe ottemperato al compito che un tempo gli fu negato. Kalika arrivò di volata, agile come un ghepardo ma spaventata come se stesse per essere gettata in un mare di lava.

“UNA KAI’MIERE” gridò la donna mentre scivolava lungo il pavimento liscio e ghiacciato diritto dentro il cassone di metallo. Agymi, nascosto fuori, osservava il corpo piumato della creatura non appena atterrò nello squarcio tra poppa e prua cercandola di ricollegare a qualcosa visto nel Libro della Caccia. Gorazd, seguendo le indicazioni di Kryos si era gettato all’interno della macchina, spostato sulla torretta posteriore per poi tenere le due leve pronto a scagliare confetti esplosivi in faccia all’orribile bestia. Il Cronista non aveva mai visto una macchina del genere, davvero troppo vecchia ma in perfette condizioni. Forse, era qualcosa di ancora prima della pioggia fuoco ma non poteva esserne certo. Tutto in quella prigione di metallo era strano ma il tempo per collocarlo era oramai scaduto. Respirò, richiamò alla mente ogni studio fatto, girò la chiave, accese il motore ed presse l’acceleratore. L’enorme e possente rombo, amplificato dal container, fece sobbalzare Agymi all’esterno e quasi ruppe i timpani dei tre all’interno ma fu il segnale per il balcano di attirare l’attenzione del mostro e correre.

La bestia gridò più forte, allargò le ali piumate mostrando un petto solido e muscoloso ma anche diverse cicatrici di sutura, soprattutto nelle zone di giunzione. Kalika spinse la leva del cambio, il mostro meccanico che stavano pilotando gridò ancora una volta e saettò verso l’esterno come avrebbe fatto un proiettile. La paura, l’adrenalina, il fiato corto, la tensione. Ogni sensazione aveva mosso Gorazd il Cambiapelle a premere i grilletti per fare fuoco e la torretta scagliò proiettili come se non ci fosse un domani.

Mentre l’MPV saettava fuori, Agymi era già pronto ad essere recuperato e balzò, alla cieca. Si librò nell’aria con la sola consapevolezza che se non ci fosse stato nemmeno un compare a recuperarlo, lui sarebbe finito del mare gelato o peggio ancora nelle fauci di quella bestia. Kryos aveva avuto l’intuizione giusta, la vista accorta e la fortuna del principiante. L’enorme mezzo militare si mise di traverso a fare da pedana al balcano, lo prese al volo, girò ancora e saettò veloce sulla parte opposta. Mentre il mezzo volava letteralmente in direzione della prua, i proiettili di Gorazd tennero a bada le fila di denti il tempo necessario. Agymi, fuori dal mezzo e in piedi sul tettuccio, strinse i denti, corse prendendo la sua ascia e con gli occhi colpi di follia tornò nel vuoto.

CRAAAAAKKK, fu il suono prodotto della lama per nulla affilata mentre si abbatteva sul mostro. L’ardore e la forza furono la spinta per superare le piume metalliche, la carne spessa ed i muscoli rigidi. Con un possente colpo di reni e tutta l’agilità su cui poteva contare, sfruttò il movimento e la lama incagliata per dondolarsi ed issarsi sulla groppa del mostro tenendo saldo il bastone dell’ascia. Le mani si strinsero forte e tirarono per tenere a bada il mostro e soffocarlo. Kryos vide l’amico tenere ferma la bestia con tutta la follia tipica di chi sta per morire e mise in moto il mezzo meccanico. Lo scagliò nel vuoto, la lotta avevano reso la prua più instabile al punto che si stava inabissando. Più in basso rispetto a loro, l’MPV si diresse a tutta velocità contro la bestia immonda.

 

Il colpo fece cadere tutti ma la bestia, esanime, cadde a picco verso l’acqua e poi nelle profondità oscure. L’MPV era in grado di restare a galla come una nave, non sapevano per quanto ma fu abbastanza. Agymi era stremato, l’ultimo sforzo lo aveva portato a usare anche la più piccola parte di energia che aveva e quelle brutte ferite alle gambe, provocate dalle piume taglienti, si erano già maledettamente infettate.

Kalika, Kryos e Gorazd scandagliarono in lungo e i largo il resto della nave dopo aver portato il compagno nella stanza dove era rimasto Sergei. L’infezione era già acuta ed uno spitale in buone forse gli avrebbe suggerito l’amputazione ma al balcano non interessava. Accese una fiamma, scaldo un pezzo di lamiera e la premette sulle ferite. Il grido riempì ogni anfratto della nave e se qualcosa era rimasto sepolto nell’oscurità, ora era certamente sveglio. Lo spitale non riprese subito conoscenza, nemmeno dopo l’urlo di Agymi ma con il poco calore del fuoco,  del cibo scaduto da poco tempo e dei vestiti asciutti stavano dando buone speranze. La quiete dopo la tempesta stava rinfrancando gli animi spenti, oramai prossimi ad abbandonarsi alla fine.

“QUI…zzzz….LONDIUM….15 miglia nord….zzzz”

Gorazd e Kryos lo ebbero quasi in contemporanea. Un flashback di alcuni mesi prima, un flashback sonoro di questo posto e di ciò che avevano scoperto. Ancora più a nord…una città.