Oscure Macchinazioni

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L’odore della salsedine si poteva percepire fin lì nonostante il lungo viaggio da Roma. La taverna che gli era stata indicata da quel mendicante vicino ai mercati era un luogo non troppo semplice da trovare, ma il legionario non era solito perdersi i dettagli. Giunse per le strade ciottolose della città marittima, con il cielo coperto leggermente di nubi grige foriere di pioggia. I profumi delle strade si mescolavano con quelli del buon cibo e del buon vino che alcune piccole botteghe emanavano da porte e finestre.

Il militare si aggirava circospetto tra i vicoli stretti osservando gli avventori, le donne che con le loro grazie richiamavano l’attenzione di poco di buono, ed infine eccolo lì. Il simbolo che tanto cercava. Le tre linee verticali sormontate da foglie ciondolava placido sospinto dai fumi della cucina. L’uomo entrò, alcune persone all’esterno lo seguirono poco dopo, persone dall’aspetto non dichiaratamente ostile, ma che si rivelarono tali pochi secondi dopo.

Caeso non ebbe il tempo di estrarre il pugio che un forte colpo alla nuca alle sue spalle gli fece quasi perdere i sensi. Cadde in ginocchio, osservò le 6 figure intorno a sè per poi essere preso di forza sotto le braccia molli e trascinato fino ad una botola dietro al muretto. Suoni, mugugnii e poi un nome sbiascicato tra i presenti “quel Marcus ha pagato bene”.

Tutto divenne buio, la scale di legno si ruppero sotto il peso del legionario scagliato a forza di sotto ed il fiato gli manco per diversi secondi senza però perdere completamente i sensi. Albatia si gettò immediatamente sul corpo dell’amico, la ferita sulla nuca non era grava ma lo stesso sanguinante e mentre Septimus stava cercando un modo di uscire anche Cantia e Aulus si guardavano intorno cercando un modo di andarsene.

Taverna in Fiamme

Dal soffitto, rumori si liquido sparso sul pavimento riecheggiavano nella cantina, qualche goccia dell’olio usato per le torce penetrò tra le assi e fu la cerusica ad avvisare gli altri del problema imminente. Caeso si stava riprendendo mentre la meretrice con il gladiatore ruppero alcune anfore con il sigillo dei tre alberi impresso sopra cercando il canale di scolo per la cloaca. Tra le taverne più rinomate, per evitare il puzzo di vino stantio magari rovesciatosi tra un travaso e l’altro, lo scolo era un ottimo modo per allontanare i liquidi. Poco prima del crepitio delle fiamme, si sentì il loro sospiro quando trovarono la via verso le fogne e uno dopo l’altro, con un legionario ripresosi ed un ladro in prima fila che ne sapeva di modi di sgattaiolare via, si lasciarono alle spalle buon vino e fiamme assassine.

Seguire i cunicoli sotto la città marittima non fu piacevole per nessuno. Escrementi galleggianti negli acquitrini, verdure marce ed oggetti dei più disparati non resero la loro fuga una passeggiata romantica. Fuori dalla cloaca, la pioggia aveva già iniziato a cadere, leggera, senza volontà e la necessità di un buon pasto ed un letto caldo erano divenute delle priorità. Cantia, conosceva di un vecchio bordello non troppo distante da dove si trovavano ed una vecchia amica avrebbe aperto per loro le porte se non avessero puzzato troppo, così, non curante della scia maleodorante che si tiravano dietro decisero il da farsi.

La vecchia casa di piacere gestita da Geminia fu anche un momento di tranquillità tale da riuscire a scambia qualche parola. Tutti sono stati presi di sorpresa in quella locanda e tutti hanno avuto lo stesso trattamento senza aver mai avuto l’opportunità di ribellarsi. In qualche modo gli assalitori li avevano rallentati e separati, e soprattutto costretti a raggiungere la popina in tempi differenti ma ora avevano un nome, ancora la vita nel proprio corpo e la certezza di essere sulla strada giusta.

Caeso, Aulus e Septimus si intrattennero con le ragazze della casa con la parola di Cantia sul pagamento che avrebbero avuto non appena fossero rientrati dei loro averi. Albatia cercò solo un posto dove riposarsi e togliersi quel fetido odore di dosso ma fu proprio la meretrice che continuò il suo lavoro di spia per l’impero concedendosi ad un giovane, sporco di fuliggine con l’alito di vino speziato. Un ragazzo con le tasche piene di sesterzi che non avrebbe potuto guadagnarsi con alcun lavoro onesto e che stava già sperperando con donne di qualche bordello. Un ragazzo che aveva avuto l’ardire di partecipare ad un incendio in quel di qualche via più giù, un incendio di una taverna con qualche smidollato al suo interno che aveva fatto qualche domanda di troppo. Un ragazzo che si era guadagnato qualche moneta per un gioco sporco che finirà male per quel Marcus che l’ha commissionato.

Cantia, fu brava nel circuire quella lingua sciolta senza nemmeno impegnarsi e fu altrettanto lesta a farsi pagare molto più del solito per punirlo di essersi messo contro le persone sbagliate.