Sporche trame

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Il legionario osservò Calidia scomparire dietro l’angolo e quello fu l’inizio della follia della notte. Il cielo stellato nella suburra era alterato dai fumi di quella fetida parte della città. Escrementi e sporcizia si mischiavano al sudiciume prodotto dalle persone che hanno calcato quei vicoli per tutto il giorno. Un luogo malsano dove la morte era l’unica vera soluzione, ma dove non c’era certezza di non essere abbandonato in qualche angolo o anfratto. Caeso e Septimus, che gli si era gettato alle spalle l’attimo dopo, osservavano il maleodorante acquitrino che era diventato il pavimento. L’olezzo di quel breve anfratto già stava stordendo i due, prima ancora che varcassero la soglia tra i due palazzi sovraffolati. Il forte russare proveniente da una stanza in alto rimbombava tra le pareti producendo un rumore sinistro da rizzare i peli, ma il tempo era troppo tiranno e mentre Cantia e Aulus giravano intorno al palazzo per raggiungere il lato opposto, Caeso ed il ladro corsero senza respirare.

Fuori da quella fogna non trovarono la bella Calidia nel suo candido vestito bianco, nè il legionario con il ladro, nè la meretrice con il gladiatore. I quattro non l’avevano incrociata, ma non poteva essere andata lontano. Il suo incedere non era certamente di fretta nè tanto meno, con quel vestito, avrebbe potuto essere rapida come Mercurio. I quattro si guardavano intorno con la frenesia con cui un cinghiale attacca colui che ha scagliato la freccia, finché il dito della donna non puntò una direzione ed il candido vestito si perdeva per la seconda volta dietro un angolo.

Un brivido lungo la schiena di Septimus, una brutta sensazione ed un lampo lontano seguito dal rombo e dal gracchiare di un corvo. Troppi i segnali inequivocabili, ma che seguì solo in parte ammantandosi nelle ombre per seguire la donna. Il vicolo, meno sporco e putrido del precedente, aveva una sola uscita ma era forse più buio. Forte della sua invisibilità e del favore della notte soprattutto, si addentrò nel cieco vicolo dove della donna non v’era traccia. Con le mani scorreva lungo il muro, mentre con la coda dell’occhio teneva sotto controllo l’ingresso, osservando i suoi compagni arrivare ordinatamente: Caeso, Cantia e Aulus.

Le dita scorrevano sul muro marcio. Intonaco, pezzi di pietre e qualcosa di viscoso si mescolarono sotto i polpastrelli dell’uomo fino a che una porta in legno non lo fece sussultare. Completamente nascosta alla vista dall’ingresso era impensabile notarla ed era certo, sentendo almeno un leggero rumore di passi che salivano una gradinata di legno che Calidia fosse entrata. Caeso non ci pensò due volte vedendo l’amico indugiare davanti l’uscio, prese la maniglia, torse il chiavistello ed entrò.

Septimus, Cantia e Aulus erano poco fuori la porta ed ebbero il tempo di sentire prima un grido soffocato di dolore contemporaneamente ad un tonfo e poi di sentire il sibilo di qualcosa che stava cadendo sulle loro teste. Il ladro fu lesto ed agile, abbassandosi e rotolando all’indietro anche se con una dose di sfortuna, perché andò a sbattere contro la parete opposta mozzandogli il fiato.

L’uomo con le spalle al muro riprendeva fiato mentre osservava due energumeni calare sui suoi compagni dall’alto. Cantia fu colpita, gettata a terra e trascinata via per le caviglie con una tale ferocia che al ladro mancò il fiato anche per deglutire. Aulus si ritrovò invece stretto nella morsa del suo aguzzino. Una mossa da gladiatore ed una stretta tanto forte che solo un uomo allenato alle difficoltà dell’arena poteva avere.

Caeso aveva subito un duro colpo al viso, tanto che la stanza immersa nel buio vorticava come i mulinelli del Tevere. Scosse la testa cercando di riprendere posizione e coerenza in combattimento, ma il suo avversario era già su di lui. Lo scintillio della strana arma ricurva mise in allarme il legionario che, con uno sforzo sovrumano, estrasse l’arma a fronteggiare il fantasma d’acciaio che si stava per abbattere su di lui. Le scintille degli acciai illuminarono per un instante i due combattenti, ma forse fu solo il soldato romano a risentirne tanto che un secondo colpo lo raggiunse al petto provocandogli una ferita non mortale ma comunque profonda. L’avversario incalzava il legionario con fendenti ed affondi con un’arma che mai aveva visto prima, con una grazia ed un’accuratezza che la morte sembrava già aleggiare alle spalle del soldato. L’ultimo taglio sul braccio lo fece indietreggiare guadagnando una migliore posizione, il tempo di guardare l’avversario maciullarlo era giunto al termine e con un movimento secco, alzò il gladio facendo scorrere sul pettorale di cuoio la lama senza una reale minaccia ma abbastanza da comprendere che tipo di difesa era celata nell’oscurità. Caeso gridò, abbassò l’arma con così tanta forza che l’avversario dovette procedere a fermarla se non voleva vedere il suo braccio cadere a terra e, con le lame una contro l’altra, l’assassino seguì il movimento. Il filo delle due lame produsse luci e scintille e l’arma dell’avversario del romano arrestò la sua corsa sulla guardia del gladio finemente decorato. Inaspettata situazione che aumentò l’adrenalina del legionario portandolo a gridare con forza “PER L’IMPERATORE” mentre scagliava un possente calcio al centro del petto dell’uomo. Un sonoro crack, la caduta, la separazione delle due armi e l’affondo di Caeso del gladio romano nel petto dell’uomo, sancirono la fine di quello scontro contro ogni pronostico. Plutone era lì per uno dei due e si portò via l’anima di chi ha cercato di infangare l’onore di un legionario romano.

Cantia era stata trascinata via da sotto la rete. Le grosse mani del nerboruto gladiatore le stringevano le caviglie e gli occhi iniettati di sangue non presagivano nulla di buono. Diverse volte la violenza era sfociata tra le mura sicure del suo lavoro, ma nessuna di quelle volte si trovò in pericolo di vita. Quella situazione invece, la faceva tremare. Non sapeva cosa fare, nè come. Cercava di liberarsi ed il panico e la paura prendevano sempre più posto rispetto ad altre sensazioni. Septimus stordito dal colpo alla schiena aveva scagliato prima il coltello contro l’avversario di Aulus, ma si accorse presto che le grida di Cantia erano tutt’altro che di prevalsa sull’ aggressore. Si alzò, un capogiro, la mano appoggiata alla parete per non cadere di nuovo e corse ad aiutare l’amica. Aulus si contorceva, le braccia strette intorno a tutto il suo corpo ed il dolore si faceva sempre più pressante. Una mossa gladiatoria di grande efficacia per rendere inerme l’avversario, ma quando il coltello scagliato dal ladro si infilò nella carne del gladiatore, Aulus ebbe il tempo di scivolare fino a mettere i piedi a terra, allargare le gambe per avere maggiore stabilità ed evitare così la testata che si stava per abbattere contro la sua faccia. L’ex-gladiatore conosceva bene l’ars gladiatoria e non si fece sfuggire l’occasione di ritorcere contro il suo aggressore quello stesso attacco. Mentre schivava la testata si abbassò, afferrò la cinta e con un movimento di anche lo sollevò da terra per sbatterlo con forza sul sudicio pavimento fangoso. Un colpo duro che ruppe alcune costole dell’uomo per aver incontrato una pietra sotto di sé ed una vistosa ferita. I pugni di Aulus però, dopo esservisi seduto sopra, si abbatterono feroci proprio come nell’anfiteatro, dopo la linea sottile tra il vivere, e morire era proprio un colpo assestato meglio del proprio avversario.

Septimus aveva colpito alle spalle il nemico di Cantia che le aveva strappato gran parte dei vestiti oramai. Un colpo ben assestato sulla nuca gli fece perdere forza al punto che la donna potè liberare un piede. Il gladiatore era un esperto combattente e girandosi di fianco, colpì prima il ladro con una gomitata e poi evitò di essere colpito ai genitali dalle gambe esili della meretrice. Un colpo andato a vuoto o parzialmente e poi di nuovo le mani di lui a bloccare le caviglie ed il movimento. Panico, Paura, Adrenalina. Alcuni la vivono con il terrore negli occhi, altri tentando il tutto per tutto. Fu quest’ultimo il caso adottato da Cantia e sfoderando la sua leggiadria nelle arti amatorie, si sollevò da terra, si spinse al punto da avvinghiarsi con le gambe intorno alla vita del mostro e conficcò le dita nel volto dell’uomo.

La donna osservava gli occhi ricolmi di sangue, i vasi sanguigni pulsanti e le pupille vacue, mentre con un grido acuto stava strappando letteralmente la faccia del suo avversario. Septimus aveva preso alle spalle l’uomo, ma le due stazze non potevano essere messe a confronto, ma diedero però il tempo alla sua compagna di ventura di finire ciò che aveva iniziato. Scivolò verso il basso, le grida di dolore del gladiatore risuonarono in tutta la suburra, ma dopo essersi aperto un varco dalla stretta del ladro, ecco che due possenti pugni raggiunsero la donna alle costole, rompendogliele. Il mondo assunse le tonalità della notte, tutto fu più vacuo, oscuro e le tinte della fine stavano scendendo come un velo sulla vista della donna. Il ladro non si perse d’animo. Colpì prima le gambe del gladiatore per inginocchiarlo, poi corse a recuperare il pugnale avendo visto che Aulus li stava raggiungendo. Il braccio possente dell’ex-gladiatore colpì l’ignaro aguzzino di Cantia, il colpo brutale e senza alcun rimorso gli spezzò il collo facendolo cadere a terra esanime.

I due gladiatori erano morti e Caeso era appena rientrato con una torcia per osservare il suo di aggressore, anch’esso esanime a terra. Furono perquisiti ma, oltre la strana arma ricurva e la rete non vi erano segni o altro. I gladiatori, non avevano il marchio e l’uomo, chiaramente mediorientale, aveva due profonde cicatrici sugli occhi che lo avevano reso cieco. Una ricerca nella casa portò solo al ritrovamento del vestito di Calidia ed alla comprensione che quella stoffa era di rara fattura.

Feriti, tanto nel fisico quanto nella mente, i compagni di ventura optarono per rincasare e tutti insieme per leccarsi le ferite e analizzare fatti, dettagli e indizi. Chi ha ordito un agguato di questo tipo? Un assassino arabo a Roma? Un delitto nella suburra sarebbe passato inosservato, ma perché quella notte? Calidia dov’era finita? Chi sta tramando nell’ombra e soprattutto perché il Cartiglio di Adriano è così importante, cos’è e cosa rappresenta? Queste e molte altre domande furono pronunciate quella stessa notte, ma poche o nessuna risposta giunse prima che il sole iniziasse a comparire oltre i colli.