Sulle tracce di Adriano

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La pioggia infine giunse nella capitale. Le nubi e la nebbia lentamente divoravano le strutture più distanti mentre il ticchettio delle gocce creava una sonorità soporifera. Somnus raggiunse le dimore di Caeso, Aulus, Cantia, Septimus ed Albatia e sui loro giacigli mise il papavero del sonno ed essi vissero sogni che l’indomani non avrebbero ricordato del tutto.

Buster Monaghan

I passi veloci rimbombavano nelle sale del grosso museo ancora da allestire e le pesanti falcate di quel T-Rex meccanico creavano solchi nel pavimento di marmo che lo facevano tremare come un trampolino elastico di sbadati circensi. Buster Monaghan aveva estratto la sua sciabola da sotto il lungo trance, giacché non si raccontasse in giro che lui avesse avuto paura di qualcosa di sconosciuto, metallico e terribilmente pericoloso. Nonostante la mole di lui, i movimenti erano fluidi, aggraziati, leggiadri e la sua arma tagliente produceva un caleidoscopio di luci e sibili tali che persino la morte avrebbe avuto timore ad affrontarlo, peccato che il T-Rex non poteva provare alcun sentimento. La sciabola colpì una delle ruote dentate a vista del mostro, al punto che le fauci si chiusero pochi centimetri prima di Madame Vesta Edwards. Con la nonchalance tipica delle donne borghesi di Londra, madame Adeline Cowen prese il suo bastone da passeggio e lo conficcò tra gli ingranaggi della macchina. Sbuffi di fumo e rumore metallico riempirono l’ala romanica dando così il tempo a Benjamine Vabsley di armeggiare con l’enorme porta ed aprirla così tutti gli altri si gettarono in strada con il fumoso T-Rex bloccato dai colpi del Signore dei Guerrieri, dalle strane pozioni dell’Assistente di Laboratorio (Baxter Odanoghue) e dal bastone tutto fare dell’Aiutante della Polizia.

Le strade fangose di Londra scorrevano sotto la carrozza trainata dai cavalli con il buon Buster che li spronava a suon battuto, mentre la pioggia calava con vigore. Le sirene della polizia sfrecciavano acute di fianco a loro mentre cercavano di raggiungere il luogo del disastro, i sei così poterono dedicarsi allo studio del piccolo cofanetto contenente gli indizi che il buon vecchio circolo gli aveva chiesto di ritrovare.

Adeline Cowen

Un pezzo di pergamena, qualcosa che il museo aveva ritrovato e che andava trafugato prima che venisse messo in mostra insieme ad alcuni esagoni di metallo con incisioni profonde con un foro nel centro. Adeline Cowen li guardò attentamente, non voleva perdersi quei dettagli,  la sua memoria li avrebbe potuti aiutare in caso qualcosa fosse andato storto e la stessa sorte toccò anche alla pergamena quando giungettero al Diogene.

A te

Scrivo queste poche righe certo del mio messaggero. Ciò che di più prezioso ho lo affido a te, caro amico. La mia fine è vicina, il Senato è corrotto e mi trovo costretto ad agire in fretta. Porta con te Sibia e la collana. La vostra dimora è pronta. Giunto a destinazione, troverai un mio messo che ti condurrà ad essa. Lo riconoscerai da un anello identico a questo che ti dono.
Il destino dell’impero e della dinastia di Roma è riposto nelle tue mani, fedele Mennenius Fuscus

Mentre i cinque cercavano l’anello menzionato nella missiva, Benjamine metteva al corrente gli altri che il mittente di quella particolare missione segreta li avrebbe attesi l’indomani nella sua dimora e così avvenne. Il giorno successivo Vesta e compagni si trovarono di fronte l’enorme cancello poco a sud del Tamigi. Una casa in una zona appartata con un ampio cancello da attraversare con alti alberi lungo il viale. L’enorme villa vittoriana si ergeva candida tra i verdi alberi nella città inglese immersa nel silenzio e nella tranquillità. Il maggiordomo prodigatosi di recuperare i soprabiti ed annunciato gli ospiti, li condusse in una sala attigua all’ingresso dove non attesero a lungo l’entrata in scena del padrone di casa.

Sir Anthony Foggart fece il suo ingresso nella grande sala, il ticchettio del suo bastone sui pavimenti di marmo mise sul chi vive gli ospiti del suo arrivo. La barba molto curata, i capelli bianchi, gli occhi incavati e la pelle grinza dimostravano l’età avanzata dell’uomo, ma il suo portamento e la fierezza di camminare senza poggiarsi al bastone, usandolo come mero gingillo di nobiltà, portavano la lancetta del tempo indietro di almeno una decade. Il profumo di acqua di colonia riempì rapidamente la sala. Ferdinand accompagnò il padrone sulla sua poltrona intarsiata, mentre gli ospiti si presentavano con il suo cenno di ricambio.

Vesta Edwards

Pochi minuti e furono lasciati soli ai convenevoli. La stanza era adorna di quadri, librerie, una scrivania, un tavolo per il tè, diverse sedie, un mappamondo antico ed una mappa ancora più antica, che Vesta riconobbe come vellum in ottime condizioni. Un pezzo assolutamente raro in mano ad un collezionista dal valore probabilmente inestimabile. Adeline gli gettò più di uno sguardo sopra cercando di riconoscere cosa vi era disegnato, ma senza successo in quel frangente.

Sir Foggart prese il cofanetto, lo esaminò e guardò il cartiglio. Lo girò per un po’ guardando anche sotto la copertura di velluto senza però trovare niente. Una leggera imprecazione tra i denti, che fu notata solo dall’attore ed una lieve smorfia del viso captata dall’investigatrice, fu tutto il suo disappunto. Mancavano l’anello e la collana. Foggart chiese il resoconto della missione e Vesta fu lieta di raccontare esattamente i fatti così come erano andati e, quando la donna ebbe finito, il nobile prese parola. Gli ci vollero diversi minuti prima di riuscire ad esporre la situazione ai presenti, una situazione non facile. Il furto nella sua dimora di molti oggetti ricollegabili all’epoca di Adriano, un antico segreto che l’Imperatore Romano ed uno dei suoi figli si sono portati nella tomba, una leggenda legata al Cartiglio di Adriano e ad un senatore molto vicino all’Imperatore inviato in Inghilterra per tenere al sicuro quel segreto. Quegli oggetti, raccontò Foggart, furono trafugati giorni or sono dalla sua dimora e messi all’asta. Il British Museum ne prese alcuni pezzi non sapendo di quale collezione fossero, ma dato che non vi era documentazione nemmeno nelle mani di Foggart, la cosa non poté essere verificata dalla polizia. L’aristocratico inglese mise così in moto gli ingranaggi del Diogene sapendo che il Cartiglio di Adriano avrebbe potuto minare il buon nome del regno e della Regina.

Fu il ladro gentiluomo a suggerire che alcune delle aste di oggetti preziosi si tenevano in un vecchio magazzino sulle rive del fiume e con un po’ di fortuna avrebbero potuto recuperare qualche altro oggetto ed evitare così, guai più grossi. Non ci volle molto per capire quando nuovi pezzi della collezione privata di Foggart sarebbero andati all’asta e quando accadde, sia i Fratelli Cowen che la Scrittrice, che il Chimico ed il Sikh che naturalmente il Ladro si fecero trovare pronti.

La sala era gremita, c’era gente di diversa estrazione sociale, odore di muffa e pesce avariato, ma tutto passava in secondo piano per i pezzi che quella sera sarebbero stati venduti. Il banditore, un uomo emaciato dalla voce roca e dal dito mignolo mancante, non perse tempo e con la solita puntualità inglese dettata dai rintocchi del Big Ben, dette il via all’asta. Le prime opere non avevano alcun valore per la platea e poche furono le offerte, seppur un quadro francese attrasse l’attenzione di Adeline. Tra la folla c’erano alcuni visi noti, altri sconosciuti ma, tra tutti alcuni spiccavano di più.

La donna con il cappello ed il velo dal vestito di foggia raffinata, l’uomo con il sigaro ed il vestito dal taglio italiano e la barba incolta, l’uomo con il bambino al fianco che portava corti calzoncini ed un paio di scarpe molto eleganti. Il banditore giunse infine a ciò che desideravano e in quei lunghi minuti d’attesa in cui la donna dal vestito luccicante e dalle scarpe vertiginosamente alte tanto quanto lunghe e snelle erano le sue gambe, spiegava i pezzi, le sedie si riempirono ed il vociare si sollevò rapido. In quei pochi minuti l’intera sala si era riempita per più di metà, segno che la voce dell’importanza di quei pezzi aveva fatto il giro di Londra.

Cletus Cowen

L’Anello di Adriano fu il primo pezzo ad essere messo all’asta. Le mani si sollevavano rapidamente tanto quanto il numero di scellini utili a portarselo a casa. La contesa si era fatta serrata con Adeline e Cletus Cowen in prima linea con il loro patrimonio, seguiti dalla bella scrittrice Vesta Edwards che dava manforte. Buster e Baxter si guardavano intorno scrutando invece, gli interessati mentre Benjamine faceva il suo lavoro di ladro. La donna con il vestito raffinato era sempre in prima linea, ma non sembrava davvero interessata al pezzo in sé, ma più al prezzo che doveva raggiungere. I pezzi di una collana a forma esagonale fu il secondo lotto cui l’interesse era tra i più alti, così come il prezzo che raggiunse. Le alzate di mani rapidamente si susseguivano una all’altra, finché anche questo pezzo non venne preso da Cletus.

La serata morì lì con molti avventori che scrutavano i nuovi proprietari di quei pezzi unici per foggia e storia e che tanto clamore avevano sollevato per le strade di Londra e per i salotti bene della città. Gli scellini vennero spesi, gli oggetti ritirati e fu allora che i sei del Diogene conobbero Madame Jane Thomas, proprietaria di quei beni messi all’asta. I sei furono accorti, estremamente cordiali e con il giusto savoir faire, al punto che, compresero che erano stati ingannati. La donna aveva venduto la casa dove avevano incontrato Foggart ed egli era entrato in possesso di molte delle belle arti al suo interno, e che a Madame Thomas non restavano che pochi pezzi utili a sopravvivere dopo la bancarotta dell’attività del padre, così fu costretta a cambiar casa e a vendere al meglio i suoi pezzi.

Baxter Odonaghue

Foggart era sulle tracce del Cartiglio di Adriano e loro avevano dei pezzi che, apparentemente, a lui servivano per dipanare quel segreto. Il club sembrava l’unico luogo sicuro per fare il punto della situazione ed agire in fretta onde evitare problemi ancora maggiori. Adeline mise tutti i ricordi dell’incontro con l’uomo a disposizione di Baxter per ricreare i pezzi della collana. Buster aveva recuperato la sua arma mentre anche Cletus si stava dedicando al piano con le signore. Ci vollero poche ore per mettere insieme tutti i pezzi, tutti i discorsi e tutte le idee ed infine quando Baxter arrivò con i pezzi di metallo perfettamente intagliati, partirono alla volta di Aquae Sulis, l’odierna Bath, come veniva menzionata sul Vellum nella casa dell’impostore.

In tutta la città, vi era solo un luogo che aveva resistito alla discesa barbarica, alle guerre ed al tempo e quel luogo erano le terme. Vesta e Cletus avevano scartabellato qualche vecchio libro alla ricerca di indizi e, quando arrivarono difronte l’ingresso principale, iniziò la corsa contro il tempo. Dovevano arrivare ai segreti di Adriano prima di chiunque altro. I due ricordarono dopo alcune ore d’ispezione, che le terme furono rinforzate nelle fondamenta per evitare che sprofondassero nel sottosuolo e così gli venne l’idea che forse ciò che cercavano si sarebbe potuto trovare proprio nell’unica area non raggiungibile.

La sala delle acque era per lo più immersa nel fango, ma le forti palizzate e le passerelle permettevano al personale di tenere sotto controllo la struttura. Girarono per diversi minuti fino a quando non giunsero in una sala molto grande adibita per lo più a magazzino e dove, con loro sommo stupore, individuarono la parete dove poter usare le chiavi esagonali che avevano immaginato potesse dar loro accesso alla sala segreta. Ogni combinazione che veniva in mente loro non trovava esito positivo, i minuti trascorrevano, eppure qualcosa non andava perché le avevano provate davvero tutte fin quando alcuni passi attirarono la loro attenzione. Non ebbero il tempo di prepararsi che scagnozzi dal dubbio onore li tenevano sotto tiro.

Benjamine Vabsley

Foggart e Madame Thomas entrarono nella sala per ultimi, lei appoggiata al braccio di lui, e tutto prese senso. Li avevano condotti proprio dove volevano loro con un inganno degno di nota. Foggart gettò i pezzi della sua collana ai piedi di Benjamine intimandolo ad usarli perché forse quelle originali avevano qualcosa che quelle create da Baxter non avevano. Il peso, venne in mente al chimico. Il peso era diverso, proprio in virtù dell’impossibilità di sapere esattamente che materiali erano stati usati. Si diede dello stupido quando tutti i pezzi andarono al loro posto e le porte della stanza segreta iniziarono ad aprirsi.

Un fetore nauseabondo venne sprigionato dall’interno, alcune torce si accesero altre restarono spente. Gli occhi dei due malviventi brillarono alla riuscita del loro piano e costrinsero i sei del Diogene ad entrare nella sala. Loro sarebbero stati sacrificabili se quel Mennenius avesse messo qualche marchingegno indesiderato tra loro ed il tesoro.

I passi riempirono la sala vuota, il loro rumore rimbalzava sulle pareti disadorne colmando le orecchie vuote, ma nessun marchingegno pericoloso venne attivato. Nessun sistema di sicurezza fino all’altare. Le effigi di Adriano erano in bella mostra, l’Aquila imperiale ad ali spiegate riempiva per tutta la lunghezza il piano di marmo e sopra…sopra…

Un tuono forte come se fosse caduto all’interno delle stanze degli Immunes li destò da un sogno ad occhi aperti. Madidi di sudore, agghiacciati da qualcosa che il Dio Somnus gli aveva rivelato ma di cui ne avevano solo un parziale ricordo: Mennenius Fuscus ed un viaggio verso Aquae Sulis.