Evoluzione

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La terra tremò ed essa cadde nelle profondità dell’inferno. Questo il pensiero comune che aleggiava nelle menti del gruppo della missione Omega-Phi. Nome, che al momento del viaggio fu rivelato loro per uno strano scherzo del destino e che probabilmente non ne avrebbero mai compreso il significato. Caddero insieme a decine di migliaia di tonnellate di ferro, acciaio e cemento. La polvere di detriti che si innalzò, mischiandosi al polline pulviscolare dei funghi non ancora maturi, riempirono quell’aria in superficie che non videro più per i restanti metri che li separarono dal suolo.

Rigzaiko

Le rigzaiko, le bombe portate dal gruppo Omega-Phi, avevano compiuto la missione che ci si aspettava. Morte e distruzione ovunque gli occhi di Marwan e Carelios si posavano. Erano sopravvissuti a sei mesi di prigionia ed ora alle bombe ed alla caduta, ammaccati certamente, ma liberi. Non sapevano bene per quanto tempo fossero rimasti sepolti sotto quel cumulo di ferro e polvere, ma non credevano per molto, anche se l’acqua gli era arrivata poco sopra le caviglie. Si, l’intera città era sprofondata di oltre trenta metri ed il cielo era oscurato dalle polveri di cemento e dalle spore oramai nebulizzate nell’aria. Dal terreno saliva acqua che, ad una prima analisi veloce, era salina e ciò era un male. Dovevano fare qualcosa quando un rumore non molto distante da loro li attirò.

Kalyka si stava sollevando, l’acqua salata le bruciava sulla ferita al ventre, i muscoli indolenziti per la caduta, e la dura battaglia cui erano scampati. Gli occhi dolenti ed appannati non creavano un quadro roseo, ma era certa che anche con la vista non sarebbe cambiata la situazione in senso positivo. Agymi e Nadar si sollevarono subito dopo l’africana, doloranti ma meglio dei moribondi Sergei e Gorazd che restarono sdraiati sui loro giacigli scomodi.

Marwan e Carelios corsero, riconoscendo i compagni di ventura. Erano in condizioni pessime e la caduta, la polvere e l’acqua salata certamente non stavano aiutando. Quelli ancora in grado di muoversi, senza morire di dolori, cercarono di guardarsi intorno per capire cosa fosse successo. Il cielo era ricoperto da una nube di pulviscolo e spore e quel poco che Sergei poteva intuire anche dal colore sarebbe stato mortale per loro, inoltre, piccole e grosse creature volanti precipitavano senza vita formando lunghe lingue giallastre. Il clanners riuscì a scorgere delle creature simili a degli alppikauris, ma di dimensioni sicuramente maggiori del normale, che tentavano di salire; mentre gli altri si accorgevano che l’acqua del mare stava salendo più velocemente di quanto si aspettassero.

Non avevano molto tempo. Sergei continuava a dire che la nube li avrebbe uccisi, ma gli altri ribadivano che le vie d’uscita non erano poi molte ed il vento, se avesse spazzato via quella nube, avrebbe generato tanti altri problemi cui era meglio non pensare. Marwan, Carelios e Nadar si dedicarono a creare una zattera di fortuna con quel poco che non era stato polverizzato: Assi di legno, lacci, pezzi di porte. Ogni cosa che poteva essere assemblata ed aveva la proprietà di galleggiare veniva presa e montata insieme alle altre, mentre Agymi e Kalika cercavano modi per sfuggire alla nube ed all’acqua. Sergei stava ricucendo se stesso sulla porzione di zattera in costruzione, cercando di fare del suo meglio, ma tra ferite profonde, ematomi, coaguli di sangue e ossa rotte certamente non era facile. Messe insieme le pezze ed i lembi di pelle, fasciate le ossa frantumante e rattoppate le ferite gravi, lo spitaliano si dedicò a Kalyka e Gorazd messi sicuramente peggio degli altri.

L’acqua saliva vertiginosamente ad un ritmo davvero serrato, segno che molte falde erano saltate in aria con l’uso delle bombe. I tre costruttori cercavano modi alternativi di creare una zattera funzionante ed abbastanza capiente, ma mano a mano che l’acqua saliva, sempre meno era il materiale utile. Passarono poche ore e già le gambe erano immerse nella gelida acqua.

L’africana scorse dei fori, Gorazd e Sergei immaginarono potessero essere le fognature della città che sprofondando ha riportato alla luce soprattutto quelle più all’esterno di dimensioni sufficientemente grandi da permettergli di passare sotto la nube. Marwan e Carelios con Agymi oramai nuotavano e costruivano senza notare quanto accadeva loro ma con l’unico obiettivo di trovarsi all’imbocco di quelle feritoie nel momento più giusto possibile.

Gorazd era sul bordo della zattera con le gambe intorpidite dal gelo e con la testa annebbiata dalle massicce dosi di medicinali somministrate dallo spitaliano, quando qualcosa attirò la sua attenzione. Un pezzo di corpo schiacciato tra due pareti di acciaio e cemento con la testa in un ampolla di liquido rosso. L’apocalyptic si gettò nell’acqua e nuotò al meglio delle sue possibilità cercando di raggiungere quello che poteva essere uno psiconauta di grado 2 (come li aveva classificati Sergei). Non poteva nè voleva farsi sfuggire quest’occasione, soprattutto perché, dalla loro caduta, di quei mostri non v’era ombra. Gli altri avanzavano senza sosta, affaticati, stanchi ma non volevano cedere e a tutti i costi avrebbero tentato quell’ultima carta anche se quella fosse andata storta, almeno avevano avuto il coraggio di tentare.

Il balkhan osservava il corpo esanime del mostro. Era ancora vivo o almeno lo era la sua testa e quel liquido rossastro era il segreto di tutto questo. Sapeva che una connessione come quella fatta giorni fa avrebbe potuto compromettere i suoi neuroni, ma tanto la fine non era molto più distante di quella, così unì la sua mente all’essere. Questa volta fu facile, non ebbe tutte le difficoltà della precedente e tutto era più chiaro. Vide che l’impianto fognario era colmo di Psiconauti di grado 1, ne poteva contare 150. Sergei toccò la spalla dell’amico che uscì bruscamente dall’ipnosi. Quando lo spitaliano si accorse di quello che nuovamente il suo compagno aveva fatto quasi gli conficcò il coltello nella gola, ma tanto non ci sarebbero state troppe speranze di uscirne vivi così si fece raccontare tutto. Insieme convennero che quel liquido poteva essere qualcosa di più e lo portarono sulla barca di fortuna. Kalyka e gli altri osservarono ed ascoltarono, il piano del balkhan era tutto fuorché intelligente ma, come avevano avuto modo di vedere, le speranze e le possibilità erano assai poche.

Gorazd si infilò il casco di vetro con tutto il liquido in testa. In pochi attimi i polmoni si riempirono di quella sostanza gelatinosa che non aveva nè odore nè sapore, almeno dal suo punto di vista, e la sua mente esplose. Migliaia di grida, suoni, immagini scorrevano così veloci e forti che non riusciva a fermale; lui stesso tentava di gridare, ma quel liquido impediva ogni sorta di rumore, nessuno dei suoi compagni si mosse, osservavano quello che stava accadendo immobili, segnati dagli eventi.

Il mondo si fermò pochi attimi dopo, forse ore. Gorazd poteva sentire, percepire ogni cosa anche i suoi stessi compagni. Li vedeva in una forma diversa, ma sapeva che lo stavano guardando e tutto fu chiaro. Le menti, all’improvviso e per sua volontà si unirono e la conoscenza si espanse.

La missione era distruggere loro insieme agli psiconauti. Loro, qualcosa di assurdo che non doveva neppure esistere, e la nube creata avrebbe ucciso ed epurato anche le città a sud. Loro se fossero stati degli umani, loro sarebbero sopravvissuti, ma le spore in quello stato erano veleno mortale per i mostri che in realtà erano. Un gradino evolutivo superiore, forse addirittura due. Loro mandati lì per distruggere perché della stessa razza o con del DNA condiviso con gli psiconauti. Loro erano un anello di congiunzione.

Kalyka aveva compreso la situazione prima di chiunque altro. Il motivo per cui lei era riuscita a generare uno di quei mostri fu solo perché era una di loro e la sua progenie era lì, lo sapeva, lo sentiva. Impresse l’intento nella mente alveare e alcuni di quei mostri si mossero verso l’uscita per poi raggrupparsi lontani dalla nube. Agymi era il leader che voleva essere, guida di un gruppo di esseri superiori che avrebbe potuto cambiare il mondo. Ora poteva guidare verso la salvezza il suo popolo e come Kalyka prima di lui, diede l’ordine di radunarsi ed uscire. Nadar finalmente aveva trovato la sua essenza, lui che si era salvato dalle rovine di Narni, lui che aveva superato i labirinti di Plitvak, lui che era stato in grado di scovare e vendere le Rigzako finalmente dava seguito alla sensazione di essere il prescelto di qualcosa di più grande. Come gli altri due, ora il suo popolo lo attendeva e lo avrebbe atteso all’esterno, al sicuro. Marwan l’helvetic, il mediatore, mandato lì per capire se ci poteva essere qualche speranza, ma che nella realtà, era già tutto predisposto per ucciderli tutti. Il mediatore è colui che cerca sempre una soluzione ottimale per tutte le parti senza mettere a rischio la vita di entrambe, ma questa volta, non c’è stato un vero mediatore, la sua condanna a morte era stata siglata senza rimorsi. Forse l’era della mediazione era finita o forse, lui si trovava lì proprio per rimettere al suo posto l’ago della bilancia e come i suoi compagni prima di lui, decise che la vita di quegli esseri valeva forse di più di quella di coloro che lo avevano mandato a morire. L’ordine andò a rafforzare quello di Kalika, di Agymi e di Nadar. Eccoli lì nelle fogne, coloro che per qualche motivo ora avrebbero reso possibile il risveglio della sua gente. Aveva fatto tutta quella strada per un sogno, era stato l’ultimo tra i candidati ed anche lì solo per una sensazione. Fu l’ultimo ad essere scelto ed ora, quella scelta, porterà la gloria dei Palers perché con l’aiuto della progenie psichica, Carelios, sarà in grado di guidare il suo popolo verso il mondo esterno!

I suoi compagni stavano uno ad uno cercando la salvezza di quei mostri che fino a qualche ora prima avevano cercato di ucciderli. I suoi compagni ancora una volta stavano facendo il gioco di quelle istituzioni, di quei capi, di quei fondamentalisti che tanto ha odiato al punto da arruolarsi nella missione Omega-Phi. Ora stavano facendo quel medesimo gioco. Mettersi alla guida di un popolo e soggiogarlo ai propri vizi. Intollerabile. Inaccettabile. La libertà era un fulcro importante anche per un popolo la cui mente era collegata insieme. Gorazd decise che era tempo di spezzare quel legame. Ogni individuo per sè, nel caos e nel marasma più totale, nella più pura delle libertà dove ogni individuo non debba curarsi del suo vicino ma solo del proprio bisogno. Così spezzò tutti i legami che poté, guardando a quegli individui che ne avrebbero avuto la forza.

Infine, l’ultimo fu Sergei. Scelto tra molti spitaliani per la missione Omega-Phi e l’unico ad aver superato le selezioni. L’unico in un gruppo di persone che stavano tollerando la presenza di esseri inumani, malformi, decadenti e pericolosi per il proprio genere. Loro che sono stati arruolati fin dall’inizio per sterminare quella poltiglia putrida di carne ed ossa e sangue, nata dalla blasfema interazione di quel fungo nauseante ed il primer. No. Non lo avrebbe permesso. Non avrebbe permesso nè a quegli abomini nè a se stesso di uscire vivi da lì. Dovevano morire e dovevano farlo adesso.

L’ultimo comando prima del collasso della rete neurale voluto da Gorazd, l’ultimo comando che raggiunse diversi di quegli individui senza però sterminarli tutti, ma questo Sergei non ebbe il tempo di conoscerlo. Privato della vita dal suo stesso volere perché il suo corpo, oramai, era stato infettato.

La nube era distante quando Gorazd, Agymi, Nadar, Marwan e Carelios uscirono dalle putride fogne o quel che erano. Senza vento e con la pioggia in arrivo, quella nube, forse, non avrebbe recato alcun danno all’evoluzione della specie umana. Il sole brillava alto, i volti nascosti nelle calotte metalliche si mischiarono con quelli nelle ampolle rosse che a loro volta si mescolarono con quelli umani dei sopravvissuti della missione Omega-Phi.

Cosa c’è domani? Cosa accadrà ora?